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La Danza Dei Coltelli

Durante la notte tra il 15-16 agosto tutti i salentini si danno appuntamento in un unico luogo:

Torrepaduli, frazione di Ruffano, un paese a sud di Lecce, a pochi km da Santa Maria di Leuca, molto vicino al borgo di Specchia e facilmente raggiungibile da Maglie (LE).

Qui, ci si incontra per assistere alla fantastica danza dei coltelli (più conosciuta ormai come danza delle spade o semplicemente danza-scherma o pizzica a scherma) che si balla durante i festeggiamenti in onore di San Rocco: c’è chi viene per suonare “lu tambureddhu” (il tamburello a cornice), tipico strumento a percussione che ha reso famosa la musica ormai conosciutissima, fiore all’occhiello del territorio salentino, la pizzica pizzica; c’è chi invece viene per ballare la danza dei coltelli all’interno della ronda.

Chi di solito viene in vacanza nel Salento, magari approfittando della tranquillità dei centri storici o di case al mare, sicuramente conosce il ritmo di questa musica così trascinante e melodiosa.

La ronda è un cerchio formato dai suonatori di strumenti tipici salentini, dai ballerini che danzano una coppia alla volta in questo “cerchio magico”, e dalla miriade di turisti che sembra arrivino alla “Notte di San Rocco” attraverso un fantastico e misterioso passaparola.

La danza dei coltelli è oggi un duello danzato da una coppia di ballerini (maestri formidabili nell’arte della scherma!) che si mostra davanti agli astanti disposti ritualmente a ronda. Come si è accennato, ballano seguendo il ritmo della pizzica pizzica salentina e mostrando tutta le loro capacità, tra virtù e vituosismi, nel ballare.

In passato essa era una vera e propria lotta armata (le armi erano i coltelli!) in cui uno cercava di sopraffare l’altro. Oggi lo scontro virile ha lasciato il posto al ballo e, il coltello, viene rappresentato dall’indice e medio della mano destra che uniti, vanno a sfiorare il corpo dell’avversario, amico e compagno nella ronda.

È importante sapere che, grazie ai ballerini che vengono da ogni parte del Salento (c’è chi viene con la famiglia da Parabita, Matino, ma anche da Taurisano, Casarano e Cutrofiano) questa forma di duello danzato e giocato rappresenta l’unica vera danza popolare ancora viva e spontanea; un bene immateriale “concreto” che va tutelato e rispettato.

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