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LE LIAME

Alcune vecchie tipologie di case del Salento venivano chiamate “liame”. Ora queste abitazioni ormai in disuso vengono spesso ristrutturate e riutilizzate per accogliere anche il turista più esigente.

La parola “liama” significa tetto, terrazza e di solito si accede grazie a delle scale che nel caso di queste tipiche strutture del territorio salentino sono poste su uno dei lati di essa. La scala è spesso formata da una stretta rampa di scalini in tufo. Ma a cosa servivano queste liame? Nella cultura contadina che ormai il Salento si è lasciata alle spalle, esse erano l’ambiente ideale per essiccare la maggior parte dei frutti che questo lembo di terra donava: dai fichi alle fave, dalle mandorle ai noci, etc…

I tetti di queste dimore, testimonianze di tempi remoti, spesso erano piatti e intonacati con una malta particolare di colore bianco così come le pareti.

Spesso confuse per “pajare”, si differenziano da esse per la conformazione del tetto: le liame hanno la volta a botte, mentre le pajare si presentano con una volta a cupola e di consueto alla pajara si aggiungeva accanto la liama per ampliare la dimora rustica oggi divenuta casa di campagna con tutti gli accessori e i comfort. A volte, se la presenza dell’uomo non era saltuaria, si innalzavano i pilastri composti da blocchi di tufo per il pergolato su cui cresceva, dava ombra e buoni frutti, la vite. Accanto alla liama, “lu furneddhu” molto utile per il pane e altri prodotti da forno.

Non era raro che, nelle vicinanze di queste piccole e accoglienti strutture si trovava l’aia, con la sua forma circolare, lastricata e circondata da un muretto composto da circa tre file di tufi il quale è diviso dai “merli” in quattro parti. I “merli” sono dei piccoli obelischi tronchi che delineano l’entrata nell’aia. Di solito nell’aia avveniva la trebbiatura del grano mediante una grossa pietra, la “pesara”, trascinata da un cavallo o da un mulo con movimento circolare. L’aia è un cerchio di piccole dimensioni all’interno del quale il cavallo può agevolmente andare al passo. Per le campagne di Leuca o per le strade che dalle zone balneari del Salento portano ai paesi limitrofi, si può notare anche la presenza di qualche “pustale”, il puteale, un arco in pietra che delimita insieme al muretto a secco il perimetro degli appezzamenti di terreno, con sopra oltre allo stemma di famiglia anche la nicchia che reca l’immagine di una Madonna o di un Santo. In ultimo, molto importanti erano le cisterne, in cui veniva fatta defluire tutta l’acqua piovana mediante canali e sistemi di tubature varie. Esse erano sotterranee, scavate nella roccia e avevano forma di giara. L’acqua che veniva convogliata in questo luogo veniva di solito utilizzata per irrigare i campi e per l’uso domestico.

Di molto belle e accoglienti se ne possono ammirare per le campagne tra S.M. di Leuca e Otranto con la possibilità di ospitare anche un cospicuo di persone.

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